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Il Cavaliere Mario Martella “Giusto fra le nazioni” all’Adei wizo

Ieri sera, il 29 gennaio, l’Adei Wizo, ha ospitato un’emozionante conferenza dove Sylvia Sabbadini ha presentato nella sala affollata, il libro “Tutti insieme appassionatamente” che, scritto da suo padre Gilberto scomparso nel 2004, a 74 anni, racconta la movimentata storia della sua famiglia. Presenti all’evento autorità comunitarie, come il vicepresidente dell’Ucei, Roberto Jarach, il rabbino capo Rav Alfonso Arbib, Rav Elia Richetti e Rav Roberto della Rocca. Un testo sintetico e pieno di aneddoti, storie e vicende che spaziano fra varie epoche e ambientazioni partendo da quando i Sabbadini anticamente risiedevano a Padova e poi a Mantova, nel 1600 a quando poi si trasferirono a Roma passando per la Guerra d’Indipendenza, nell’800, dove il trisnonno Guglielmo, capostio morì a soli 45 anni, per arrivare alla Seconda Guerra Mondiale. Ospite d’onore della serata Mario Martella Cavaliere del Lavoro, 95 anni, premiato come “Giusto fra le nazioni” dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Infatti Martella, non è un personaggio qualsiasi tutt’altro. Dipendente della famiglia Sabbadini nella tipografia di famiglia con la quale, il bisnonno Umberto “da zero realizzò un impero” come ha sottolineato Sylvia durante l’incontro, il 16 ottobre 1943 mise in salvo la famiglia dal rastrellamento dei fascisti a Roma e prelevò l’industria tipografica dei Sabbadini, restituendola a Guerra finita.  Una storia a lieto fine, una delle poche in quei tremendi anni. Il fratello maggiore di Sylvia, Paolo ha raccontato come i Sabbadini per quattro generazioni sono stati tipografi e stampatori del siddur del rito italiano di Rav Panzieri, delle Mishnaiot ed altri libri di preghiere ebraiche. Il libro racconta di tutto questo e di molto altro ancora tracciando un ritratto completo e efficace di una bella famiglia ebraica italiana affrontando episodi storici importanti, dalla Resistenza, alla Guerra del Kippur nel 1973 e dimostrando il forte attaccamento dei Sabbadini al sionismo così come all’Italia.

Roberto Zadik